Olio di palma: fa davvero così male alla Salute, oppure no?

Recentemente demonizzato per i suoi presunti effetti dannosi sull’ambiente e sulla salute dei consumatori, l’olio di palma è un grasso commestibile di origine vegetale, estratto da frutti che prendono il nome di drupe.

L’olio di palma è estratto dal frutto delle Elaeis guineensis, palme da olio originarie delle foreste dell’Africa occidentale, ma che vengono oggi coltivate soprattutto in Malesia, Indonesia e nelle aree tropicali del continente americano. La palma dalla quale si estrae questo tipo di olio è del tutto simile alla palma da cocco, con un’altezza approssimativa di dieci metri, foglie lunghe, fusto eretto e frutti dalla forma che ricorda a grandi linee quella delle prugne. Nello specifico, l’olio di palma si ottiene spremendo il mesocarpo succoso e carnoso della drupa. Una porzione grassa è ottenibile anche dal seme del frutto, ricavandone il cosiddetto olio di palmisto. Pertanto, dalle drupe della palma da olio si possono ricavare due tipologie di olio differenti.

Per produrre l’olio di palma vengono distrutte grosse porzioni di foresta tropicale a favore della monocoltura intensiva della palma, mettendo a rischio interi ecosistemi e sottraendo spazio vitale a specie animali già di per sé in via di estinzione, tra cui elefanti, tigri, oranghi e rinoceronti.

Ad esempio, cinquanta anni fa il territorio dell’Isola di Sumatra, nell’arcipelago Indonesiano, era ricoperto per oltre l’80% di foreste. Già nella metà degli anni Novanta tale percentuale era scesa al 52% e si paventa che, entro il 2020, si azzererà del tutto.

Inoltre, la monocoltura intensiva della palma ha ripercussioni negative sulle popolazioni locali, con l’espropriazione dei contadini dalle proprie terre, deportazione di interi villaggi, sfruttamento ed un’assenza pressoché totale di condizioni di sicurezza sull’ambiente di lavoro.

Caratteristiche e principali utilizzi dell’olio di palma

L’80% dell’olio di palma prodotto viene utilizzato nell’industria alimentare. Caratterizzato da un costo estremamente contenuto, determinato proprio dalla grande quantità che se ne riesce a reperire, l’olio di palma è un ingrediente impiegato in modo massiccio dalle industrie alimentari di tutto il mondo ed è così entrato a pieno regime nella nostra alimentazione, benché noi consumatori non sempre ne siamo del tutto consapevoli.

Il successo dell’olio di palma è attribuibile all’elevata stabilità ossidativa del prodotto raffinato, alla sua fragranza, alla neutralità del gusto, che non altera il sapore dei cibi in cui è impiegato, ed alla sua consistenza. Benché venga chiamato olio, infatti, è un grasso da condimento solido o semisolido, in grado di mantenere le proprie caratteristiche anche a temperature elevate ed ha una composizione in acidi grassi più simile al burro che agli altri grassi di origine vegetale.

olio di palma

olio di palma

L’olio di semi di palma e quello di palmisto figurano fra i pochi grassi vegetali che si presentano solidi anche a temperatura ambiente. Inoltre, analogamente a tutti gli altri oli vegetali, l’olio di palma non contiene colesterolo, ha un maggiore effetto conservante, una maggior resistenza alla temperatura ed all’irrancidimento ed un costo moderato, nettamente inferiore alle altre tipologie di olio. L’olio d’oliva e tutti gli altri oli di semi, infatti, si deteriorano molto più rapidamente, generando sostanze tossiche. L’olio di semi di palma conta 884 Kcal per 100 ml, analogamente all’olio d’oliva.

Proprio in virtù delle sue proprietà chimiche, l’olio di palma ben si presta ad essere utilizzato nei cibi confezionati, come pancarré, crackers, snack salati e prodotti della prima colazione, come biscotti, torte e merendine; nei gelati industriali; nelle creme dolci da spalmare; nelle farciture dei dolci confezionati; nei prodotti da forno; negli alimenti per l’infanzia, tra cui i biscotti da sciogliere nel biberon e perfino il latte formulato per i neonati. Basta dare un’occhiata alle etichette dei prodotti alimentari in un qualsiasi supermercato per rendersi conto della solida presenza dell’olio di palma nella nostra alimentazione.

L’olio di palma è utilizzato anche dalle industrie cosmetiche e di prodotti per la casa, e lo si trova nella maggior parte dei saponi e dei detersivi ed in molti dei prodotti che tutti noi usiamo abitualmente per l’igiene personale e per la cura della persona, quali creme idratanti, polveri detergenti e prodotti per il trattamento dei capelli secchi e sfibrati. L’olio di palma è altresì utilizzato nell’industria energetica come biodiesel.

Crociata mediatica contro l’olio di palma

Pressoché onnipresente nei nostri supermercati, in Italia abbiamo ignorato per decenni l’esistenza dell’olio di palma per poi allarmarci nel momento in cui, per questioni di trasparenza, l’Unione Europea ha imposto di indicarlo chiaramente sull’etichetta dei prodotti in cui è contenuto. La presenza dell’olio di palma, infatti, deve essere esplicitata sull’etichetta del prodotto, e non rientrare in diciture generiche, quali oli e grassi vegetali.

In tempi relativamente recenti è stato messo in atto un vero e proprio terrorismo alimentare ai danni dell’olio di palma, considerato un alimento tossico ed altamente nocivo per la salute dei consumatori. Secondo gli oppositori, l’olio di palma è da considerarsi come un vero e proprio killer non solo per la salute ma anche per l’ambiente, altamente dannoso sia per il suo elevato contenuto di grassi saturi sia per lo sfruttamento dei terreni dedicato alla coltivazione delle palme dalle quali viene estratto.

Sotto accusa è soprattutto la presenza di acidi grassi saturi, pari a circa il 50% del totale. L’olio di palma è composto da grassi saturi, quali palmitico, stearico e laurico. I grassi alimentari hanno una struttura chimica differente tra loro, e si suddividono in acidi a catena corta, che aiutano a difendere dai rischi di malattie cardiovascolari, acidi a catena media, considerati neutri, ed acidi a catena lunga, i più dannosi per la salute dei consumatori poiché in grado di aumentare i livelli di colesterolo cattivo.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’olio di semi di palma è ricco di acido palmitico ma contiene il 51% di acidi grassi insaturi protettivi, circa il 40% di grassi monoinsaturi ed il 21% di grassi polinsaturi.

L’olio di palma è considerato nocivo per la salute a causa del suo elevato contenuto di grassi saturi, che sarebbero ritenuti responsabili di molte gravi patologie a carico del sistema cardiovascolare, quali l’aterosclerosi, il diabete mellito e, addirittura, il cancro.

Ciò ha profondamente condizionato le scelte di molte famiglie, tanto da spingere un gran numero di aziende alimentari e cosmetiche ad adeguarsi alle richieste dei consumatori ed eliminare definitivamente dai propri prodotti l’ingrediente incriminato, accusato di essere cancerogeno ed in grado di predisporre al diabete, e sostituirlo con il burro o con l’olio di oliva, di semi di girasole, di mais, di arachidi o di soia.

Sui mass media è un proliferare continuo di messaggi allarmistici e campagne denigratorie e proibizioniste che demonizzano l’olio di palma, mentre su internet si diffondono le liste delle aziende da boicottare e dei prodotti contenenti olio di semi di palma da evitare.

Olio di palma: che cosa dicono gli esperti

È stata effettuata un’accurata revisione della letteratura scientifica in materia per verificare se la dannosità e la presunta tossicità dell’olio di palma enfatizzata dai mass media abbia effettivamente un fondamento.

Gli esperti sostengono che, in realtà, l’olio di palma non sia di per sé dannoso per la salute se, come ogni altro alimento, assunto all’interno di una dieta bilanciata. Se consumato occasionalmente, l’olio di palma non comporta alcun rischio per la salute dei consumatori.

Possono insorgere problemi di salute qualora il consumo di olio di semi di palma avvenga all’interno di una dieta ad alto contenuto di grassi saturi, ma il rischio non è rappresentato dall’olio di palma in sé, ma da ogni alimento ad alto contenuto di grassi saturi.

Qualora l’olio di palma venga assunto ogni giorno, più volte al giorno, le arterie ed il cuore ne risentirebbero, esattamente come accade quando si esagera con il consumo di grassi. Trattandosi di un grasso saturo, l’olio di semi di palma va considerato come tutti gli altri grassi saturi, tra cui burro e strutto, ovverosia sostanze che vanno consumate in modo limitato.

È bene, pertanto, non eccedere con il consumo sia di merendine confezionate contenenti olio di palma sia, ad esempio, di biscotti fatti in casa a base di burro o margarina. Gli esperti raccomandano, pertanto, di non superare la soglia del 10% di grassi saturi, sia di origine vegetale che animale, sul totale delle calorie giornaliere.

Olio di palma: è veramente cancerogeno?

Le accuse di cancerogenicità sono del tutto immotivate, in quanto non vi è assolutamente alcun riscontro nella letteratura scientifica che dimostri una correlazione diretta tra l’induzione di tumori ed il consumo di olio di semi di palma.

Spesso associata ad un consumo spropositato di grassi saturi, l’obesità può essere connessa ad un aumento nell’incidenza di alcuni tipi di cancro, ma l’effetto è legato all’obesità medesima e non all’olio di palma di per sé. Un soggetto, infatti, può aumentare di peso e diventare obeso anche consumando altri tipi di grassi.

Alternative all’olio di palma

Si è calcata abbondantemente la mano con le critiche nei confronti dell’olio di palma dal punto di vista nutrizionale per supportare le campagne contro la sua produzione in ragione del suo forte impatto ambientale. La coltivazione delle palme da olio si concentra principalmente nel Sud-Est asiatico, soprattutto in Malesia ed Indonesia, e comporta un abbattimento massiccio delle foreste tropicali per fare spazio alle nuove piantagioni, con conseguenze indubbiamente negative per l’ambiente, come la distruzione dell’habitat di numerose specie animali in via d’estinzione, l’impennata di gas serra nell’atmosfera e lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico del territorio.

Tuttavia, è doveroso precisare che, se si dovesse spremere lo stesso volume di olio da altri tipi di piante si andrebbe ad occupare ancora più spazio, in quanto la produttività delle palme da olio è di gran lunga più elevata rispetto a quella delle alternative possibili. Da un ettaro di palme da olio, infatti, si riesce ad ottenere ben sette volte l’olio che produce un ettaro di terreno coltivato a piante di girasoli e quasi cinque volte quello di un ettaro di piante di arachidi. Inoltre, l’estensione delle colture comporterebbe un aumento ulteriore dei consumi di acqua, fertilizzanti e pesticidi.

Se, invece, l’uso dell’olio di palma venisse sostituito con il burro, l’impatto ambientale sarebbe ancora più drastico. Il burro, inoltre, possiede una quantità di grassi saturi ancor più elevata dell’olio di palma e, a ben vedere, è da considerarsi ulteriormente dannoso.

Non vi è, di fatto, alcuna dimostrazione scientifica che comprovi che l’olio di palma faccia effettivamente male alla salute, né che le alternative disponibili siano meno nocive, anzi, pare proprio che sia più vero il contrario.

Prima della diffusione dell’olio di palma, le industrie alimentari utilizzavano le margarine, derivanti da un processo chimico di idrogenazione in grado di indurire gli oli vegetali poveri di grassi saturi. Tali margarine avevano, però, un’elevata percentuale di acidi grassi idrogenati che si formavano in seguito al processo di idrogenazione, di gran lunga più dannosi dell’olio di palma.

Impatto dell’olio di palma sull’economia

Come accennato, i più grandi produttori di olio di palma sono i paesi del Sud-Est asiatico. L’aumento della produzione da 168.000 tonnellate nei tardi anni Sessanta ai 16,2 milioni di tonnellate nel 2006 ha contribuito in modo decisivo alla crescita economica dei paesi del Sud-Est asiatico ed è innegabile l’effetto positivo sulle economie emergenti dei paesi produttori.

In Europa e nel nostro Paese l’utilizzo dell’olio di semi di palma sta registrando una crescita costante, anno dopo anno, proprio per le sue specifiche caratteristiche e per il costo più conveniente rispetto alle alternative esistenti. L’Italia è il terzo importatore di olio di semi di palma nel continente europeo, con 1 milione di tonnellate all’anno, cifra, questa, destinata ad aumentare costantemente. L’olio di palma fornisce un contributo al prodotto interno lordo (PIL) di circa 1 bilione di Euro, con la creazione di migliaia di posti di lavoro.

Appurato, quindi, che l’olio di palma di per sé non sia affatto nocivo per la salute, se è così largamente impiegato ed importato è perché è conveniente e consente di produrre di più, a costi nettamente inferiori rispetto ad altri tipi di grasso commestibile. Il proliferare delle campagne scandalistiche e proibizioniste e di questa crociata mediatica contro l’olio di palma rischia di rappresentare un danno per l’economia, andando a generare costi inesorabilmente più alti per le aziende, prezzi più elevati per i consumatori e minori opportunità di occupazione per i lavoratori, senza alcun beneficio per la salute.

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